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La sicurezza e la cybersecurity in Italia hanno sofferto negli ultimi anni di grave carensa di fondi pubblici, competenze e di un efficiente mercato privato e pubblico, adeguati a promuovere capacità produttive e d’innovazione – nel paese e in Europa – adeguate alle necessità di protezione della sicurezza, sovranità dello stato e dello sviluppo economico. Un tessuto produttivo fortmente depresso in cui investimenti di venture in startup in genere si attesta su €130 milioni, con un calo di 25% rispetto all’anno precedente, mentre la Francia è a 3.8 miliardi.

Molto delle scelte pubbliche di investimento e strategiche, sicuramente primariamente legate all’esiguità dei fondi, hanno promosso una eccessiva dipendenza da fornitori esteri, con le conseguenti vulnerabilità geostrategiche e verso i molti attori statali e criminali con accesso a vulnerabilità in tali sistemi – ed hanno dato priorità ad initiative d’impatto più mediatico che effettivo, come ad esempio il Cyberchallenge, Filiera Sicura ed il Framework Nazionale per la Cybersecurity.

Ciononostante, va riconosciuto a strutture pubbliche del paese – come il DIS, Ministero degli Interni, Difesa, il CIS della Sapienza, il CINI e la Difesa – il grande risultato di avere prevenuto fino ad oggi gravi atti di terrorismo, nonostante gli esigui mezzi, e di aver promosso un aumento della presa di coscienza dell’importanza della cybersicurezza con le iniziative del CIS e del CINI.

Con l’esplosione di rivelazioni e vulnerabilità sulla cybersicurezza – e con la leadership dell’Italia e il Lazio in strutture di ricerca in ambito sicurezza -si crea un occasione per attrarre maggiori risorse e impostare di conseguenza iniziative più concrete e coerenti per mirare ad aumentare le capacità del paese mirando ad posizionarsi sul panorama e mercato internazionale con filiere sicure ed iniziative di standard e politiche che possano convertire una grande minaccia in grande opportunità.